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Fahrenheit 451: Ray Bradbury secondo il Pandemonium Teatro



Un coronamento d’eccellenza per festeggiare il Ventennale dell’esperienza del Pandemonium Teatro il poter calcare le scene del Donizetti di Bergamo. Il Pandemonium, nato dalla passione e dalla voglia di mettersi alla prova di alcuni artisti attivi nel settore del Teatro Ragazzi e Giovani, è stato fondato in occasione del “Ray Bradbury Festival”, manifestazione nella quale per la prima volta in Italia sono state prodotte e rappresentate opere teatrali del grande maestro americano di letteratura “fantasy”. E proprio con Fahrenheit 451, hanno richiamato ieri sera un pubblico fremente ed incuriosito, accalcatosi già un’ora prima davanti alle porte del celebre Teatro cittadino.
Una scenografia tecnologica, come merita l’opera di Bradbury, con un simulatore per la pioggia, studiatissimi giochi di luci e ombre per ricreare il fuoco, videoproiezioni tridimensionali su uno schermo virtuale.
L’ambientazione è quella di un’ipotetica società del futuro, nella quale leggere libri é considerato un delitto gravissimo, i vigili del fuoco hanno il compito istituzionale di bruciare tutti i libri ancora esistenti. Il protagonista, Guy Montag, interpretato da Mario Massari, è uno di essi, fervente sostenitore della filosofia della cancellazione della cultura, non tanto perchè la condivida, ma piuttosto perchè così è sempre stato abituato a pensare. Pensare, poi, è una parola grossa in una società che tende all’omologazione attraverso l’appiattimento, il livellamento delle intelligenze: niente libri, cinema, arte, poesia, solo riviste dai titoli improbabili come “chack”, “bing”, e soprattutto lei, la Grande Maestra Televisione (ma non pensate a Popper che la denigrava come cattiva), usata per istruirsi, informarsi e per vivere serenamente al di fuori di ogni inutile forma di comunicazione, è un elemento ossessivo utilizzato dal governo per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La società descritta da Bradbury è fatta di piccoli nuclei familiari rinchiusi nelle loro case iper tecnologiche, davanti a pareti tv che trasmettono show falsamente personalizzati, nella pretesa di rendere lo spettatore protagonista dandogli un illusione di partecipazione. Invece regna l’isolamento, non c’è dialogo, non c’è pensiero, i libri sono banditi perché racchiudono le idee individuali, le opinioni personali, i sentimenti e che sono inevitabilmente fonte di discussioni. Un libro, si sa, non lascia mai indifferenti.
E quando alla domanda della giovane e bella Clarissa – un’incantevole Giulia Manzini – “ma tu sei felice?”, non sa rispondere, torna a casa e trova la moglie imbottita di sonniferi, comincia a ripensare ai sui schemi mentali. Gli si insinua il dubbio che manchi qualcosa nella sua vita. E a farlo crescere ci pensa il Capitano Beatty, con la sua enorme biblioteca nascosta come un feticcio intoccabile, le sue citazioni colte, i richiami ai grandi romanzi, che Montag non conosce, non capisce. Poi la tragedia a casa di Alice Miller, interpretata da Emanuela Palazzi, che s’immola nel fuoco insieme alla sua biblioteca. E ancora la scomparsa di Clarissa, sua vicina di casa, che mostra un modo di vivere anomalo: in famiglia la sera non guardano la televisione, ma trascorrono il tempo parlando e dimostrano di possedere un'allegra spensieratezza difficile da comprendere e facilmente invidiabile. La definitiva presa di coscienza avverrà dopo la delirante visita del Capitano Beatty a casa sua. Un emozionante Tiziano Manzini, che dà il meglio di sé nell’invettiva contro la società contemporanea che riduce, semplifica, appiattisce, omologa. Via i bottoni che potrebbero far perdere tempo a pensare la mattina mentre ci si veste, si alle zip rapide e sbrigative. E ancora notizie flash di 10 secondi, la pubblicità, un ritmo incalzante, un folle turbinio di immagini senza pause, non sia mai che si possa avere occasione di fare un commento o chiacchierare tra uno spettacolo tv e un notiziario. Sinuoso tra le parole del testo teatrale, molto personale nell’interpretazione, passionale ed energico, si muove magnetico sul palcoscenico, davanti ad un pubblico che non può far altro che riconoscersi nella descrizione di quell’animale teledipendente che è Mildred Montag, una bravissima Rosa Galantino.
Montag, che per anni è stato un vigile del fuoco modello, un giorno commette un'improvvisa infrazione: decide di leggere un breve trafiletto del libro che avrebbe dovuto bruciare: Il giorno della fenice, di Ray Bradbury. La lettura del libro che ha sottratto lo conduce a scoprire un nuovo mondo fatto di pensieri, non vuote parole. Ma lo spinge inesorabilmente verso la rovina sociale. Sua moglie lo denuncia, il Capitano Beatty lo bracca aizzandogli contro il Mastino – l’infallibile macchina progettata per punire i detestabili intellettuali –. La fuga di Montag lo porterà nella campagna fuori città, dove incontra il gruppo dei Libri Viventi, che come lui sperano un giorno di poter far risorgere la cultura dalle ceneri di quella società. Splendida è stata la chiusura dello spettacolo, con Montag e Clarissa che scendono in platea, le luci che si accendono, i “libri” di bianco vestiti che si alzano ad uno ad uno, nascosti tra il pubblico e si presentano: “Io sono la Divina Commedia: nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita..” e via via attraverso Manzoni, la Bibbia, Oscar Wilde, Pirandello, Calvino, ogni libro un incipit, ogni frase uno spiraglio aperto sulla speranza di non dimenticare.

Silvia Valenti

03 / 12 / 2008




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