Gioele Dix al Creberg: un’antologia esilarante di personaggi Il comico milanese sul palcoscenico dà il meglio di sé. Il cabaret, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, è la sua passione e lo dimostra ogni volta che calca le scene. Anche ieri sera al Creberg Teatro di Bergamo c’era il tutto esaurito e Gioele Dix ha regalato due ore di spettacolo e risate con Dixplay. Lo ha fatto con la sua naturalezza, con la semplicità dell’abito nero, ma tutta la carica espressiva del suo saper raccontare in modo giocoso l’esistenza di tutti i giorni: tra le gioie di una vita condominiale, le amenità di un viaggio in treno, la convivenza non facile di dirimpettai alle prese con lo smistamento della posta, gli infidi pericoli dello sport, deprecabile tortura che l’uomo si auto-infligge, quasi quanto quella di guidare in autostrada, tra cartelli luminosi che sembrano scritti da analfabeti.
Tutto comincia con un sogno. Anzi un incubo: quello costante dell’attore che davanti alla sala gremita di spettatori, nel mezzo di una tragedia greca non ricorda più la parte, è in panico, cerca aiuto dalle quinte, corre verso il copione ma non riesce a muoversi. Si risveglia ed è l’alba di un nuovo giorno, un giorno normale, di persone normali, di aneddoti normali, di azioni routinarie, di consuetudini e abitudini. A partire da una sana “prima colazione”, che chissà perchè è sempre la prima ma sempre uguale. E prosegue per le scale del palazzo, stando attenti a non incrociare gli odiatissimi condomini. Ma l’incubo è lungi dall’essere finito, tra la posta si nasconde la temuta lettera: la convocazione per la riunione condominiale!
Gioele Dix fa della vita di ogni giorno materia di ironia. Con magistrale comicità: il suo personaggio del viaggiatore sul treno è fenomenale. Dire Trenitalia ad un italiano si sa fa già sorridere, più per non piangere. Soprattutto se l’italiano in questione è pendolare “di professione”. Che fare per sopportare la noia mortale che attanaglia il viaggiatore stipato negli scompartimenti del treno? C’è chi legge il giornale, chi dorme, chi sfoglia riviste, chi ascolta musica, chi chiacchiera. E chi, ipnotizzato dalle targhette dorate poste sotto i finestrini, si arrovella in dissertazioni tra l’antropologico e l’esistenziale, sondando i cavilli linguistici che ci distinguono dai viaggiatori stranieri. Il messaggio tedesco solo a guardarlo incute terrore, figurarsi a tentare di sporgersi dal finestrino davanti ad un “è assolutamente vietato!”; quello francese con la sua nonchalance e leggerezza ti ricorda che “non c’è bisogno di sporgersi”, si sta tanto bene dentro. Poi gli inglesi, con il loro costante perbenismo, non sia mai di infastidire la Regina: “Per piacere, non sporgersi”, ed infine c’è la targhetta italiana, perfetta sintesi per sottrazione di tutti gli altri messaggi, che se letta in siculo rende certo di più: “é ppericolòso spòggesi”!
Maniaci dello sport? Attenzione, “lo sport fa male”, avverte l’insigne professore universitario argentino, che di mestiere distrugge una ad una le discipline più amate. Ma partiamo dai giornalisti sportivi, una manica di imbecilli che fa domande insulse: cosa vuoi che pensi un pugile riempito di botte che è appena sceso dal ring! Cos’è lo sci (anzi, pardon, il “ci”)? Una banda di masochisti bardati in tute aderenti e antitraspiranti e scarponi d’amianto, che sfidano le leggi della natura: non siamo fatti per scivolare. Sulla neve poi, vuol dire proprio andarsela a cercare la frattura alle tibie!
Lasciati i panni del professore antisportivo, Gioele torna sul palco stringendo in mano il Libro dei libri: la Genesi. Una singolare rilettura della noiosa vita nel perfetto giardino dell’Eden. Almeno fino a che Dio non decide di creare gli animali e affidare all’uomo il compito di nominarli.. Allora si che il lavoro si fa duro. E quando la fantasia si esaurisce resta spazio solo per i monosillabi: gnu, gru, boa o per le vendette, cozza, opossum, ornitorinco. Per fortuna Dio non si ferma qui e crea la donna. Ora si (mal di schiena a parte causa estrazione di una costola) ci si diverte nell’Eden! Meritate acclamazioni, uno sketch davvero riuscito.
Poi da affabile incitatore all’amore e ai più buoni sentimenti, estrae dalla tasca dei pantaloni gli occhiali da sole. Il volto si fa arcigno, l’atmosfera cupa, quella di un abitacolo d’auto, alle otto del mattino, con l’umore già nero: “Ma dove vanno tutti in macchina?” E il pubblico non può che riconoscersi, amaramente, ma sorridendo, nell’automobilista “inca..ato come una bestia”, l’amatissimo personaggio tornato sotto i riflettori grazie alla trascorsa stagione di Zelig. Uno scrosciare di applausi continuo al racconto dell’impresa quotidiana di guidare nella giungla del traffico cittadino, tra rotatorie, autisti incapaci e disperati parcheggi.
Il pubblico non lascia la sala anche dopo la quarta volta che l’attore torna dalle quinte per salutare? È l’occasione per tornare nuovamente sul palco e ricordare un grande della commedia all’italiana, Walter Chiari. Così si congeda dal pubblico omaggiando il comico veronese con lo sketch della morte del nonno: esilarante mix di gestualità, espressività del corpo e della voce. Due ore di grande spettacolo e un pubblico che, nonostante la pioggia a dirotto, esce da teatro ancora con il sorriso sulle labbra.
Silvia Valenti
14 / 12 / 2008
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