Premio Nazionale di Narrativa Bergamo: Roberto Tiraboschi. Tra sonno e veglia, l’angoscia del doppio 
Proseguono gli “Incontri con l’autore” nell’ambito del Premio Narrativa. Il secondo appuntamento ha visto protagonista Roberto Tiraboschi con Sonno, un romanzo indefinibile attraverso etichette di genere, perchè volutamente spazia tra il giallo e l’horror, il sentimentale e lo psicologico.
«Non amo definire un libro per genere – ha sottolineato l’autore – è un’abitudine di moda che abbiamo preso dalla critica cinematografica. Io credo che al di là dei generi proprio, un romanzo deve saper avvincere il lettore, deve essere profondo e stratificato, perchè ognuno ne legga e ne percepisce livelli diversi. Mi piace – ha continuato Tiraboschi – che la letteratura non sia troppo realistica, ma che scivoli verso il mondo dell’immaginifico, del fantastico. Come la letteratura romantica di Hoffmann o quella sperimentale di Stephen King».
Non è un solo un giallo, né un horror. Sonno è un’opera letteraria complessa, che vuole accompagnare il lettore in una dimensione altra dalla realtà, far vivere l’angoscia del proprio lato oscuro: «Tutti solitamente ci descriviamo come buoni, ma volevo rappresentare la possibilità che all’improvviso, inaspettatamente, possa esplodere il nostro lato malvagio» ha spiegato l’autore.
Gregorio Morganti ha appena perso la compagna Eleonora in un tragico incidente sulle rive del fiume Adda. Ma l’episodio lascia aperti molti interrogativi. Da quel giorno Gregorio non riesce più a dormire, è divorato da un’insonnia implacabile, la notte per lui è “una bestia nera” alla quale non può sottrarsi, manifestazione del suo inconscio senso di colpa. Logorato dalla mancanza di sonno e dall’odiata figura del fratello gemello di Eleonora, Cosma, che non gli dà pace ritenendolo un assassino, Gregorio comincia a perdere la lucidità. Una notte investe una volpe. Potrebbe frenare ma non lo fa, quasi in uno stato di trance prova un brivido d’eccitazione. In lui comincia a insinuarsi il dubbio di non essere la persona che ha sempre creduto, l’uomo mite dal carattere bonario. Convinto dall’amico Guido si fa ricoverare in una clinica del sonno tra le Alpi, una dimora isolata che ricorda il sanatorio de “La montagna incantata” di Thomas Mann, dove farà la conoscenza di singolari personaggi afflitti da disturbi notturni: Krug è sonnambulo, il piccolo Ernesto vive stati allucinatori nei quali si vede circondato da teste tagliate, Malinverni entra nel mondo parallelo dei defunti, lo scrittore in dormiveglia parla con dei “folletti” che gli danno l’ispirazione sulle storie da raccontare. E poi l’affascinante Maddalena, che soffre di narcolessia. Sarà proprio lei ad assisterlo nel suo lento percorso di rinascita, non scevro di tragica presa di coscienza sulla sua personalità.
«Lo stato a metà tra sonno e veglia è il momento più creativo del nostro cervello, è la fase più vivida del sonno, durante la quale creiamo immagini che restano nella memoria a lungo, anche quando subentra la razionalità al risveglio». È questo territorio di frontiera che lo scrittore intende indagare, aprendo al lettore la possibilità che in questa condizione di incoscienza possiamo trovarci in balia delle nostre azioni, nel caso del protagonista, un istinto violento. Il nostro Mr Hyde.
Gregorio è un uomo di scienza, stimato professore universitario. Non riesce ad accettare una spiegazione diversa da quella razionale. Molto curati e ricchi d’ironia sono i discorsi con Malinverni, moderno Virgilio, che accompagnerà con pazienza Gregorio nel suo viaggio verso il mondo dell’inconscio, attraverso la pratica del sogno lucido. Sarà un viaggio sofferto, segnato dalla perdita di tutte le certezze sulle quali si basava il suo credo: la scienza e la ragione contro la vita dopo la morte e i sogni premonitori.
È un romanzo intensamente introspettivo, teso a far nascere continui interrogativi, con l’intenzione stilistica di coniugare il romanzo di genere dalla trama forte e strutturata, che avvinca il lettore, con la psicologia e l’analisi interiore. Un connubio riuscito, grazie anche ad una costante ironia «è quella che ci salva dal prenderci troppo sul serio, – ha sottolineato Tiraboschi – per trovare un giusto equilibrio e mantenere uno sguardo distaccato». Un intento che l’autore persegue con un linguaggio molto evocativo, forse un po’ troppo ricco di descrizioni e di suggestioni, che lascia poco spazio all’immaginazione del lettore, ma in compenso crea immagini estremamente vivide e persistenti dei paesaggi, dei luoghi, dei personaggi.
Appuntamento per il terzo incontro giovedì 19 marzo alle ore 18 presso la biblioteca Tiraboschi di Bergamo, per la presentazione del romanzo Prima di sparire di Mauro Covacich.
Silvia Valenti
13 / 03 / 2009
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