Recensione teatro: Medea  Parte col botto la stagione Lirica del Teatro Fraschini di Pavia che ha messo in scena la Medea di Luigi Cherubini
Venerdì 15 Ottobre e Domenica 17 Ottobre.
Una grande cornice di pubblico ha potuto seguire questa opera legata indissolubilmente al nome di Maria Callas e che, prima d’ora, a Pavia non era mai stata rappresentata.
Il teatro Pavese si è fatto promotore della nuova messa in scena con una scelta "coraggiosa"; confrontarsi con la storica e insuperabile interpretazione della Callas del 1953, prima al Maggio Musicale Fiorentino, poi alla Scala, nella direzione di Leonard Bernstein e la regia di Margherita Wallmann - intimorisce ancora.
Sebbene nell'immaginario collettivo l'interpretazione di Medea sia ancora Callas - dopo quella del '53 il titolo fu ripreso dalla Scala solo nel 1961, sempre con la "divina"- è giusto che l'opera torni a vivere con voci nuove.
Come non temere allora il confronto Callas? Puntando sui giovani interpreti. La nostra Medea è stata una fantastica Maria Billeri, artista dalle doti vocali straordinarie e un'ottima presenza scenica.
Nel cast vocale Eleonora Buratto (Glauce), Alessandra Palomba (Neris), Lorenzo Decaro (Giasone) e Luca Tittoto (Creonte). La regia di Carmelo Refici che dal 2004 collabora con Luca Ronconi e segue le produzioni del Piccolo.
L’azione si svolge a Corinto, all’epoca del mito. (Atto primo) Glauce alla vigilia delle nozze con Giasone è turbata, perché teme la vendetta di Medea, prima sposa del conquistatore. Creonte e Giasone cercano di placare le ansie della donna. Il capo delle guardie annuncia l’arrivo di una donna velata, Medea, che viene respinta. Medea pronuncia una orribile vendetta.
(Atto secondo) Creonte concede a Medea di restare in città ancora per un giorno, Giasone acconsente di lasciare i figli in balia della madre Medea. All’ancella Neris Medea ordina di portare un diadema e un peplo magici come dono di nozze a Glauce. (Atto terzo) Medea è combattuta tra l’amore e il desiderio di vendetta. Dalla reggia irrompe Giasone: Glauce è morta, uccisa dai doni di Medea. Questa ultima, rifugiatasi nel tempio, riappare brandendo il pugnale insanguinato con il quale ha ucciso i figli e si dissolve avvolta da una grande vampata di fiamme.
L’opera è stata presentata con un nuovo allestimento, dove Carmelo Rifici ha preferito all’ambientazione della Corinto del Cherubini la Parigi di quel fine secolo sconvolta da una Rivoluzione che stava spostando l’asse sociale mondiale e si apprestava ad affrontare il periodo di Terrore e, subito dopo, di Restaurazione, tra i più duri e impietosi della storia dell’umanità.
Ecco allora che, nel nuovo allestimento, il palazzo di Creonte a Corinto si trasforma in una stanza di uno strano museo, forse quella del David al Louvre dove rivive il caos sociale e l’anarchia portati dalla Rivoluzione francese.
Ahimè questo mondo non ha fatto i conti con Medea; la cellula impazzita, Medea, la maga, l’essere sconosciuto e terribile impedisce a questo mondo di ricostruirsi.
Ma anche Medea, come gli altri personaggi, deve fare i conti con la Storia che tutto riesce a spiegare, e se l’uccisione dei figli di Giasone resta il grande mistero dell’impossibilità di annullamento dei movimenti più oscuri dell’animo umano, essa stessa non può sottrarsi dall’essere “ricomposta e riassorbita” dall’arte e dalla storia, attraverso un saggio, un quadro, una statua e dalla gelida e inconciliabile musica del Cherubini. È condannata all’eterno esilio, all’eterna partenza, come le opere che la rappresentano sono condannate a spostarsi per sempre di museo in museo, di teatro in teatro.
Il teatro Fraschini ha voluto rischiare questa opera mai presentata prima, e come al solito non riesce proprio a fallire
Alla prossima……
Alessandro Leo
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